di Annamaria Colacci
L’Europa prova a guarire le ferite del suo territorio.
Dopo decenni di sfruttamento, frammentazione degli habitat e perdita di biodiversità, il suolo, le acque e le foreste europee portano i segni profondi di un modello di sviluppo che ha dimenticato i propri limiti.
Ma da queste stesse ferite nasce oggi un impegno nuovo: ricostruire ciò che abbiamo perduto, restituendo alla natura la possibilità di rigenerarsi.
Nel 2024 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura, meglio conosciuto come Nature Restoration Law. È una delle misure più ambiziose mai adottate dall’Unione Europea in campo ambientale: non solo proteggere ciò che resta, ma riparare ciò che è stato degradato.
Obiettivi concreti
Il regolamento fissa traguardi vincolanti per tutti gli Stati membri:
- 30% degli habitat in cattive condizioni da ripristinare entro il 2030;
- 60% entro il 2040;
- 90% entro il 2050.
Le misure riguardano foreste, zone umide, fiumi, habitat marini e terrestri, ma anche aree agricole e urbane dove la biodiversità è stata erosa in modo critico.
Perché serve una legge sulla natura
Negli ultimi cinquant’anni, l’Europa ha perso oltre l’80% dei suoi habitat naturali in buono stato.
L’esperienza ha mostrato che la sola protezione non basta: le aree protette, da sole, non riescono a invertire la tendenza.
Per questo, il nuovo regolamento introduce l’obbligo di ripristinare gli ecosistemi danneggiati, restituendo loro funzionalità ecologica e capacità di assorbire gli impatti del cambiamento climatico.
Cosa devono fare gli Stati membri
Ogni Paese dovrà:
- elaborare Piani nazionali di ripristino;
- identificare le aree prioritarie;
- definire indicatori misurabili per valutare i progressi.
L’Unione prevede anche che parte dei fondi della Politica agricola comune (PAC) e del Next Generation EU possa essere destinata a sostenere queste azioni.
Natura, clima e salute
Ripristinare la natura significa investire nella salute del pianeta e delle persone.
Ecosistemi sani regolano il clima, filtrano l’acqua, proteggono dalle inondazioni e migliorano la qualità dell’aria.
Ogni area rinaturalizzata contribuisce a rafforzare la resilienza ecologica e sociale dell’Europa, ricordandoci che la tutela dell’ambiente è parte integrante della salute collettiva.
Un passo decisivo, ma non l’ultimo
Il regolamento segna un cambio di paradigma: la natura entra nelle agende politiche come soggetto da restaurare, non solo da proteggere.
Ma la vera prova sarà l’attuazione: tradurre la legge in azioni visibili, ripensare il territorio, restituire spazio alla biodiversità.
La Nature Restoration Law non è un punto d’arrivo, ma un atto di cura collettivo, un modo per riconoscere che la nostra sopravvivenza dipende dalla capacità del pianeta di rigenerarsi.
In breve“
- Il Regolamento (UE) 2024/1991 impone agli Stati membri misure vincolanti per ripristinare ecosistemi degradati.
- Obiettivi: 30% entro il 2030, 60% entro il 2040, 90% entro il 2050.
- Interessa foreste, zone umide, fiumi, habitat marini, aree agricole e urbane.
- Ogni Stato deve presentare un Piano nazionale di ripristino con obiettivi misurabili.
- Ripristinare la natura significa rafforzare la resilienza climatica e migliorare la salute e il benessere umano.
- È una delle iniziative chiave del Green Deal Europeo.

