C’è una frana in Molise che non è mai stata davvero ferma.
La frana di Petacciato, attiva almeno dal 1905, si è riattivata nei giorni scorsi, dopo piogge intense, interrompendo l’autostrada A14 e la linea ferroviaria adriatica. Un fronte di diversi chilometri in movimento, evacuazioni, collegamenti interrotti: non un evento improvviso, ma il riemergere di una fragilità antica.
Eppure, raccontarla come un’emergenza sarebbe un errore.
Perché Petacciato non è un’eccezione. È un paradigma.
Un Paese costruito su un equilibrio instabile
L’Italia è, dal punto di vista geomorfologico, uno dei Paesi più fragili d’Europa. Non per caso, ma per natura.
Una dorsale appenninica giovane, ancora in evoluzione. Versanti ripidi. Terreni argillosi e sedimentari facilmente instabili. Una forte interazione tra acqua e suolo.
Ma soprattutto: una lunga storia di adattamento umano a questo equilibrio precario.
Oggi sappiamo che in Italia sono censite oltre 636.000 frane, e circa 6 milioni di persone vivono in aree a rischio (Rapporto Ispra).
Ancora più significativo: il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischio idrogeologico.
Non è un problema locale. È un problema sistemico.su un equilibrio instabile.
La frana come memoria del territorio
Petacciato è un esempio emblematico di “frana complessa”: un sistema profondo, che evolve nel tempo e si riattiva periodicamente.
Non cede all’improvviso. Si muove lentamente, accumula tensione, risponde agli stimoli, soprattutto all’acqua.
Le piogge intense degli ultimi giorni hanno agito da innesco, ma la causa è molto più profonda: una struttura geologica predisposta al movimento, nota da decenni.
In questo senso, la frana è una forma di memoria del territorio.
Non accade. Riaccade.
Cambiamento climatico: il moltiplicatore del rischio
Se la fragilità è strutturale, il cambiamento climatico è ciò che l’amplifica.
Non serve immaginare scenari futuri: è già in corso.
Negli ultimi anni osserviamo un aumento degli eventi meteorologici estremi: piogge più intense, concentrate in poche ore o giorni. Questo tipo di precipitazioni è particolarmente efficace nell’innescare frane superficiali e colate rapide.
Il problema non è solo “piove di più”.
È come piove.
Terreni già saturi, urbanizzazione diffusa, sistemi di drenaggio spesso insufficienti: il risultato è un territorio sempre più vicino alla soglia di instabilità.
Quando il territorio incontra le infrastrutture
La frana di Petacciato ha interrotto una delle principali dorsali di mobilità del Paese.
Questo punto è cruciale.
Non stiamo parlando solo di rischio ambientale, ma di vulnerabilità sistemica: trasporti, economia, continuità territoriale. Quando una frana blocca autostrade e ferrovie, non divide solo un territorio locale: divide il Paese.
È qui che il dissesto idrogeologico smette di essere un problema tecnico e diventa una questione strategica.
Il vero nodo: non emergenza, ma gestione
L’Italia non è impreparata dal punto di vista delle conoscenze.
Le mappe esistono. I dati esistono. I fenomeni sono noti.
Quello che spesso manca è una gestione coerente e continua del territorio:
Perché il dissesto idrogeologico non si previene con interventi straordinari, ma con una cura ordinaria e costante.
Una domanda aperta
La frana di Petacciato non è un evento da archiviare. È una domanda.
Quanto siamo disposti a ripensare il nostro rapporto con il territorio?
Perché continuare a considerare questi eventi come “emergenze” significa, in fondo, rifiutare di vedere ciò che sono davvero: la manifestazione visibile di un equilibrio che abbiamo smesso di governare.
Annamaria Colacci
Environmental Health Scientist
Coordinatrice scientifica – Unica Terra
Adelindo Di Donato Presidente Unica Terra
